Amo la danza, infatti, ma per invidia di Gene Kelly. Non ho mai voluto recitare, tranne qualche esperienza qua e là, perché ho orrore della ripetizione. Gli attori sono eroi in questo senso.

Mi piacerebbe essere diretto invece, come attore, in un film. Perché finisce lì. Attendo una parte di vecchio, spietato, in un film di Tarantino o nel primo action movie di Verdone.

Mi rammarico di non aver accettato l’offerta di partecipare alla fondazione dell’Elfo con De Capitani e Salvatores.

Con il mio funzionario Rai, Renzo Salvi credo di essere stato un o dei primi a realizzare una docu-fiction in elettronica: Nostra signora dei Trucchi. Tutto girato in bvu poi montato a mano su due pollici. Per ralenti e fondu ci trasferivamo su pollice, macchine appena arrivate nel 1985. 10 settimane di lavoro per 60 minuti. Partecipammo anche ad un festival.

Il film è polemico: esco dalla sala, in mezzo ai fischi dei giovani, categoria cui non ho mai aderito, se non anagraficamente.

Ho realizzato poco più di cento produzioni finora. Mi piacciono una Via crucis laica a Catania. 24 danzatori. Testo di un ultrà cattolico: Paul Claudel. Di una bellezza vertiginosa. Colonna sonora fondamentalista di Franz Liszt. Lacrime dell’arcivescovo per la profonda spiritualità. (me: né profondo né spirituale). Il tempo della mente a Palermo. Ouverture di Giorgio Giorello, 8 danzatori, Giorgio Gaslini: pianoforte e macchina

per scrivere. E poi: La pazienza di Socrate con 2 mogli, Alcina, Daido. Le più recenti e quelle che danno il senso del mio teatro fatto di niente, e di Totò, di prove per inventare, e di autenticità senza recita, di danza in assenza. Ho inventato un laboratorio, al Conservatorio di Milano, dove non insegno: do l’esempio. Si chiama Lìmes, confine. Ma è nato per andare oltre i confini, di tutti i generi.

Ho messo tanto tempo a togliermi di dosso quello che sapevo dagli altri. Le cose migliori le sto facendo adesso, dopo aver consumato gran parte di una vita probabile. La mancanza di un mio teatro mi ha nuociuto e mi ha disturbato perchè il mio lavoro è sempre stato sottomesso alla necessità o alle paranoie del mio committente.

Che fare?

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